Studio, stress e capelli

Lo studio, specialmente nel periodo degli esami può causare un forte stress che, a sua volta, può portare alla perdita di capelli, conosciuta anche come alopecia. Che cosa si può fare per contrastare questo problema?

Alopecia temporanea o irreversibile?

Normalmente chi studia  può trovarsi a vivere momenti di stress transitorio e, in questo caso, anche l’alopecia sarà transitoria. Ma come mai lo stress porta alla caduta dei capelli? Il fisico, quando è sottoposto a forti tensioni reagisce innalzando la produzione di sebo. La caduta dei capelli non è altro che la risposta biologica a questa sovrapproduzione: il sebo ostruisce i follicoli piliferi che finiscono col soffocare il capello e pian piano la radice si atrofizza e non produce più.

È importante ricordare che una perdita di 100/150 capelli al giorno, nel periodo autunnale e primaverile è normale: corrisponde al ricambio dei capelli. Proprio in questo periodo, però, un forte stress potrebbe aumentare la caduta dei capelli quindi è necessario rafforzare la chioma e il cuoio capelluto in modo che il capello sia pronto ad affrontare la situazione.

Come aiutare i capelli

Una delle cose più importanti da curare durante il periodo di studio è l’alimentazione. Non solo per quel che riguarda i capelli, ma per tutto quello che concerne il fisico e la mente. Alimentazione varia, ricca di prodotti freschi, frutta e verdura apportano tutti i nutrimenti necessari a mantenere in salute il corpo ma, in caso di forte necessità, si può ricorrere anche all’aiuto di alcuni integratori specifici contro lo stress e all’uso di prodotti per la protezione dei capelli, come quelli di prodottixcapelli.com. Al tutto potete abbinare queste buone regole che vi aiuteranno e gestire meglio i periodi di maggiore tensione:

  • Riposo regolare, almeno 7 ore per notte, cercando di coricarvi e alzarvi sempre alla stessa ora;
  • Prima di andare a riposare evitate tutto quello che potrebbe agitarvi;
  • Evitare cibi conservati, trattati o contenenti troppi zuccheri;
  • Fare una passeggiata o comunque esercizio fisico che vi aiuti  scaricare lo stress;
  • Non effettuare diete ipocaloriche;
  • Aumentare il consumo delle proteine, magari quelle del pesce, piuttosto che quelle della carne.

Per aiutare i capelli, ma non solo, nei periodi di forte stress potete anche effettuare di massaggi giornalieri al cuoio capelluto. Potete farli voi o farveli fare, la cosa importante è che siano delicati e circolatori, questi aiutano a migliorare la microcircolazione e a sciogliere le tensioni. Inoltre, l’uso  di determinati prodotti naturali, come l’equiseto, aiutano a stabilizzare la produzione di sebo.

A scuola accompagnati

La normativa che obbliga il ritiro da scuola dei figli al di sotto dei 14 anni ha scatenato diverse  polemiche, ma analizziamo il fronte dei sì e dei no.

Sfavorevoli moltissimi genitori che ritengono la cosa una vera assurdità, che non hanno tempo da perdere perché lavorano e non hanno il dono dell’ubiquità: insomma, i figli si devono arrangiare. D’altro canto anche gli studenti sono contrari a questa regola che gli toglie la libertà di fare quello che vogliono nel tragitto scuola casa. “In fondo – sostengono –  il pomeriggio giriamo sempre soli con i nostri amici”.

Quindi genitori, alunni, nonni, baby sitter sono tutti contrari a questa presa di posizione eppure, se succede qualcosa all’uscita della scuola, sono i primi a scatenarsi contro gli operatori scolastici perché dovevano controllare, guardare, non lasciare uscire l’alunno. Quindi il problema non è che il minore non deve essere accompagnato, semplicemente non hanno voglia di farlo i diretti responsabili: i genitori.

Con questa normativa gli operatori scolastici, invece, hanno proprio voluto sottolineare che la loro responsabilità finisce quando terminano le lezioni. Ancora una volta viene tirato in ballo il ruolo educativo del genitore che ormai si è perso da anni e la tendenza di scaricare questo ruolo sulla società, quasi che il compito del genitore finisse nel momento in cui il figlio è stato messo al mondo.

L’aspetto veramente drammatico di questa situazione è il rimpallo di responsabilità tra la famiglia e la scuola per un ruolo che toccherebbe esclusivamente al nucleo famigliare. Comunque, per risolvere il problema. facendo scuole e genitori contenti, basterebbe, al momento dell’iscrizione, far compilare un documento ufficiale, predisposto dal Ministero dell’Istruzione, in cui si esenta la scuola da qualsiasi responsabilità  dal momento in cui suona la campanella di fine lezioni e che autorizzano i figli a tornare a casa da soli, il tutto completato firmato da entrambe i genitori. In questo modo sarebbero risolte tutte le varie diatribe.

Dislessia: ad ognuno il suo ruolo

La dislessia colpisce sempre un numero maggiore di bambini, ma spesso viene sottovalutata e non riconosciuta fino a quando, il disturbo, non può più essere corretto completamente. Premesso che se preso in tempo e con le giuste modalità la dislessia può essere tranquillamente recuperata, dobbiamo tener presente che il primo aiuto parte proprio dalla famiglia che ha il bambino sotto gli occhi fin dalla sua nascita.  Quando si notano anomalie nel linguaggio, difficoltà davanti a certi ostacoli è bene mettersi in moto partendo con una consultazione del pediatra. È importante intervenire il prima possibile per evitare strascichi durante la crescita e per agevolare il più possibile il bambino nel suo rapporto con la scuola. Per la diagnosi, uno staff di specialisti valuterà elementi come il tempo di lettura, il  numero di errori commessi, la comprensione, l’autonomia, il modo di scrivere (disgrafia), l’eventuale inversione dei numeri (discalculia) ed una serie di riflessi e tempistiche.

Attenzione! Un bambino dislessico, non è un bambino ritardato, quindi la certificazione, prima di essere richiesta, andrebbe accuratamente valutata poiché può essere più nociva che altro. Per intenderci, un bambino lento nel leggere, ma che comprende il testo senza problemi e, anche se con errori, svolge i compiti da solo, può presentare un lieve grado di dislessia ma è un problema che con un po’ di lettura e di aiuto nei compiti risolverà tranquillamente.

Secondo gli studiosi, il ruolo educativo dei genitori è il fondamento necessario ad individuare e risolvere il problema della dislessia. L’attenzione e la spinta deve venire principalmente dalla famiglia, solo in seguito e nei casi più gravi si chiameranno in campo psicologi, logopedisti, neurologi, e operatori scolastici. Oggi sono molti gli strumenti a favore di chi è dislessico, ma questo non vuol dire che i bambini non vadano stimolati e aiutati a farne a meno.